Grandi sensazioni – L’angelo (2) (Una storia lesbica)

Negli anni a seguire il mio angioletto lesbico e io rimanemmo sempre molto amiche strette. Alle scuole medie supplicai mia madre di metterci assieme nella stessa classe. Feci il diavolo a quattro perché mi avevano detto che si poteva fare, ma lei, che non voleva favorire l’aderenza con quella bambina (sì, tanto brava e buona e rispettosa, che sembrava tanto un angelo, ma con la quale dovevo aver avuto un qualche approccio sessuale spinto) mi disse che non era vero e che non si poteva fare. Così alle medie finimmo per stare purtroppo in classi diverse. Ma questo non tolse che continuammo a vederci ogni giorno al pomeriggio dopo aver fatto i compiti. E delle volte feci i salti mortali per studiare con lei, una volta scoperto che stessimo studiando gli stessi argomenti.

Adoravo quella bambina, era il mio amore. La vedevo perfetta. In realtà avrei tanto voluto esser come lei, avrei voluto suscitare le emozioni che lei sempre suscitava nelle persone. Lei era bellissima e se si doveva fare una recita, il primo nome proposto per la principessa era sempre il suo. Lei non poteva che essere amata da tutti, perché era buona, discreta, riusciva in tutto quello che faceva e con lei la gente tendeva a esser sempre un po’ più gentile. E che era bellissima l’ho già detto. ;P

Anche io ero bella e, se vogliamo, risaltavo molto più di lei, ma più per la mia esuberanza che per la mia bellezza. In genere comunque la metà delle persone con cui venivo a contatto presto si convinceva che dovevo essere una scassacazzo e quindi aveva più da rimetterci che da guadagnarci dalla mia compagnia; così mi lasciava stare sperando che invece io non mi fossi messa in testa l’idea di tampinarla. Così si può dire che metà delle persone mi hanno sempre amato, mortalmente attratti da me; mentre l’altra metà mi ha sempre rifiutato o invidiato…

D’altro canto, mentre io ammiravo il mio angioletto e avrei voluto essere come lei, segretamente per lei era lo stesso nei miei confronti. Ammirava la mia faccia tosta, che non arretrassi mai, che nessuno fosse in grado di farmi cambiare idea, o di non farmi portare avanti le mie posizioni. Ammirava anche, una volta mi disse, che nessuno potesse rendermi triste nel momento in cui io volevo essere felice, passandola liscia. Se qualcuno proprio si impegnava a spegnermi il sorriso, io, o non cedevo a quei biechi sentimenti di odio purissimi, oppure gliela facevo pagare. Per esempio a scuola c’erano molti ragazzini che cacavano il cazzo alle ragazze. Anche con me ci provarono. Risultato: se l’unico modo per opporsi loro era quello di farci a botte, io accettai di farlo. Così cominciai a essere considerata l’indomita Giovanna d’Arco bambina che non chinava mai la testa di fronte a nessuno, neppure all’alterigia dei maschi, quella che ci faceva pure a botte e colpiva dritto ai coglioni.

La mia nomea si sparse rapidamente per la scuola e divenni un simbolo. Divenni la suffragetta che si batteva per i diritti delle donne, la ribelle, l’indomabile. E certi ragazzini cominciarono ad aver pure paura di me. Per questo in seguito si sarebbero riuniti assieme per vendicarsi di brutto – ma questa è un’altra storia…

in quel periodo io e il mio angioletto ci abbracciavamo frequente strette strette, talvolta ci davamo anche i baci, ma non avemmo più approcci che avessero potuto considerarsi realmente sessuali. Alcuni di quegli atteggiamenti invece tornarono a manifestarsi quando facemmo il liceo… D’altronde per me lei rappresentava il mio amore supremo, sì, ma era anche un amore platonico, ideale, quasi immaginario. Ormai la mia attenzione sessuale era passata ai ragazzi, i quali in genere mi sembravano troppo stupidi o ruvidi per me, è vero, ma certo ne ero ugualmente molto attratta fisicamente. Non potevo supporre che per lei invece rappresentassi davvero l’amore della sua vita, in tutti i sensi.

Padri padroni

Erano rimasti chiusi nella cabina e gli era preso un po’ di panico. Ma nessuno degli altri si sarebbe mai immaginato di dover assistere allo spettacolo di uno di loro, per di più il capofamiglia, colui che avrebbe dovuto infondere sostegno e coraggio, prodigarsi in quel gesto insensato, colmo della sua più turpe idrofobia impotente. E così lo avevano veduto, spaventati e muti, mentre diventava nero di rabbia e gli si attorcigliava il volto dal rancore, affermare «E adesso gli piscio nel lavandino! Così si imparano!», come se quell’azione andasse a danneggiare davvero i proprietari dell’abitazione e non, ancora una volta, loro stessi, dato che loro avrebbero dovuto rimaner lì un’altra notte…

Era inutile discutere con quell’uomo gretto e ignorante. Nessuno di loro lo fece. Se ne stettero tutti in silenzio, a vederlo avvampare nella propria rabbia, a consumarsi da sé del fuoco che lui stesso aveva generato, non sapendo gestire neppure una quasi normale congiuntura avversa.

La sborra del Male

Introduzione premessa

Questa è una storia vera, anche se non sembra. Anche se sembra l’opera di un(a) folle che forse un giorno folle sarà davvero. O forse lo è già.

Questa è una storia metaforica, in cui talvolta si è cambiato di genere alle persone o alle cose (o a me stessa/o).

Ma è, e rimane, una storia vera, porcatroia!

Un cazzo ce l’avrò sul serio o forse avrò solo immaginato di averlo?

Sei in grado, tu, lettore sfigato, di districarti negli intrighi di questo drama senza impazzirne mentre setacci la verità dal buio della menzogna o dalla depressione della disperazione?

Il Male mi ha sborrato in bocca. E io, quella sborra nera ripugnante, ho dovuto ingoiarmela tutta, anche se mi faceva vomitare…

Non per me

Adesso ho capito. Finalmente. Avevo sbagliato tutto, come sempre quando si tratta di lei. Non era tanto per me che tornava, che stupido a pensarlo. Era per lei. Per se stessa!

Certo. Altrimenti che senso aveva quel suo ripalesarsi, senza voler più essere né amante né amica? Era per sé che tornava! Non so se per un qualche suo nostalgico languore o altro. Forse un vorrei ma non posso. Ma era per lei che tornava. Non per me.

Ecco perché dunque a me faceva male. Mentre a lei no.

CICCIOFASCISTA

IO NE HO LE PALLE PIENE DI ASSISTERE A QUESTE SCENE.

MA SOPRATUTTO NE HO LE PALLE PIENE DELLA GENTE CHE ANCORA SI OSTINA A PENSARE CHE SI TRATTI DI “POCHE MELE MARCE”, QUANDO LA REALTA’ DIMOSTRA ESATTAMENTE IL CONTRARIO.

COSI’ ATTENDO CHE LA GENTE ESCA DALLA PROPRIA CODARDIA, SI RIAPPROPRI DELLA GIUSTIZIA (QUELLA VERA, NON QUELLA DELLO STATO, DEI TRIBUNALI E DEI COMMISSARIATI) E STABILISCA CHE GENTE DI QUESTO TIPO NON SOLO NON VADA TOLLERATA, MA VADA TOLTA DALLA CIRCOLAZIONE UNA VOLTA PER SEMPRE (STABILITE VOI SE CON LA GALERA O CON LA PENA DI MORTE).

NEL LINK SOTTO APPARE IL FILMATO DI UN CICCIONE FASCISTA IN DIVISA CHE SI SENTE DI ABUSARE DEL SUO POTERE IN QUANTO POLIZIOTTO, NONOSTANTE SIA ALL’ARIA APERTA E TUTTI LO VEDANO (QUESTO DOVREBBE RENDER BENE L’IDEA DI QUANTO SIANO PERICOLOSI E RADICATI IN LUI QUESTI COMPORTAMENTI, CHE NON POSSONO DUNQUE ESSERE SPORADICI).

NEL FILMATO SI VEDE PURE IL SUO COMPAGNO DI MERENDE CHE NON FA NULLA PER FERMARLO. E QUESTO INVECE DIMOSTRA CHE NON ESISTONO I POLIZIOTTI BUONI. SE FOSSE STATO DAVVERO UN BUON POLIZIOTTO, O UN POLIZIOTTO BUONO, AVREBBE DOVUTO ARRESTARE IL SUO COMPARE. COSA CHE NON HA ASSOLUTAMENTE FATTO. DUNQUE ANCHE LUI FASCISTA, CORROTTO E COLPEVOLE.

ASPETTO CHE IL CICCIO FASCISTA MI QUERELI, PERCHE’ HO DETTO CHE E’ CICCIO E FASCISTA.

AH, PERCHE’ NON SEI UN CICCIO FASCISTA?

DAI, QUERELAMI, CICCIO FASCISTA. PORTAMI IN TRIBUNALE. VEDIAMO SE HAI RAGIONE TU, CICCIO FASCISTA, OPPURE IO, CHE SONO ANTIFASCISTA E FINCHE’ ESISTERA’ LA FECCIA FASCISTA IO GLI FARO’ SEMPRE OPPOSIZIONE, CON TUTTI I MEZZI CHE HO.

https://www.giornalettismo.com/poliziotto-vicenza-ragazzo-nero-video/

Un contenitore vuoto

In giro ci sono così tante belle ragazze. Le vorrei conoscer tutte. Vorrei fare l’amore con tutte, vorrei possederle tutte. Poi però ci parli, le metti a fuoco meglio e nella maggior parte dei casi non puoi che disprezzarle, perché scopri che dentro non hanno nulla. Non hanno un’anima. Non hanno capito un cazzo del mondo. Vivono così: superficialmente. Di rimando. Commettendo errori a ripetizione, e anche a cuor leggero. Perché quasi non hanno la percezione del bene e del male.

E allora le mando affanculo. Che senso avrebbe possedere il loro bell’involucro esterno se dentro sono completamente vuote, stonate, inservibili? Se non puoi condividerci nemmeno una risata, per non parlare di un’intera vita? Nessun senso.

Dunque mi interrogo circa questa strana legge di natura, di essere attratti carnalmente da qualcuno che pure sarebbe il contrario di quel che siamo.

Bella pensata, Natura. Belle fregature che tiri. D’altronde, se non fosse così, se uomini e donne non provassero attrazione gli uni per le altre, la razza umana si estinguerebbe, non è vero?

Ma siamo sicuri che questo rappresenterebbe poi tutto questo gran male?

Eccentrica

Io non sono eccentrica.
E’ solo che sono più viva
della maggior parte delle persone.
Sono un’impopolare anguilla elettrica
in uno stagno di pesci rossi.
Edith Sitwell

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