Vaticini tossici

Natale. La mattina del giorno di natale. Appena fatta l’alba.
Non c’era nessuno per le strade. Meno male. Odio la gente. La sera prima la maggior parte dei miei vicini erano stati così fastidiosi, avevano così gozzovigliato, che ancora una volta nella vita avevo giurato odio eterno alla razza umana. Mi ero messo a letto, ma prima delle due, delle tre, non ero riuscito a prender sonno, bontà loro, perché questi bastardi facevano la tombola, o si ubriacavano, o si picchiavano, o svegliavano cani incazzati che, svegliandosi dopo che avevano cominciato già a dormire, abbaiavano a ragione incazzati. Mentre secondo i loro padroni era colpa dei cani se questi abbaiavano e allora li riprendevano. Ma non sentivano l’indistinto rumore dell’ormai inabissato essere umano che loro stessi producevano? Stolti.
Comunque, come per magia, la mattina dopo, la mattina di natale, mi sveglio abbastanza riposato. Bene. Così posso andare all’appuntamento con lei. È il primo. Non ci siamo mai visti di persona, solo per foto, e per videochat talvolta. Lei è una tipa interessante, molto. E anche problematica. Notevolmente.
Ecco perché mi ritrovo qui alle otto di mattina alla fermata degli autobus, la mattina di natale, con nessuno in giro. Ho un appuntamento con lei. Che stramba che è la tipa… Mi ha rifilato questo appuntamento dicendomi che andremo a una festa con un sacco di gente. E allora io le ho detto: ma potremo parlare? non è che poi siamo nel pieno di una discoteca bombardati da suoni di basso che ti alterano oltre che l’udito anche il battito cardiaco? Ma lei mi ha detto: ma sì che potremo parlare! parleremo quanto ti pare…
Così sono qui seduto al margine del marciapiede che aspetto il primo autobus della giornata. Finora non ne ho visto passare neppure uno… E chissà se lei sarà puntuale. In realtà abbiamo solo un appuntamento di massima, molto vago. Neppure sono sicuro al cento per cento che la riconoscerò quando la vedrò, perché tra l’altro lei ha molte facce e alcune di queste sono fenomenali, altre sono istrioniche, e alcune non le ho mai viste. Non le ho mai viste. È questo il motivo principale per cui sono qui oggi a questo orario assurdo per andare a una festa assurda che dovrebbe cominciare la mattina di natale. Per vedere tutte quelle facce che ancora non mi ha fatto vedere.
Lei è piuttosto ritrosa a mostrarsi. Ha paura di quello che posso pensare, e anche di qualcosa che non ho capto. Non capisco perché mi fa sempre tutti quei segreti. Che cosa ha ancora da nascondere? Mi ha rivelato cose turche circa il suo passato e il suo presente. Quindi, che cazzo avrebbe ancora da nascondere?! Oggi lo scoprirò… Scoprirò il motivo della sua ritrosia a vedermi e perché è sempre stato così difficile anche solo parlare di questa eventualità. Anche quando eravamo sulla webcam andava sempre di fretta. Sembrava temere qualche domanda inopportuna sulla quale non sarebbe stata capace di fingere. Oppure il suo imbarazzo poteva essersi originato per via di quei segreti che mi ha rivelato, non facili da dire e neppure da digerire… Chissà…
Mentre, in attesa del mio autobus, osservo meditabondo l’orizzonte, chi ti vedo spuntare dalla salita? Illo! Proprio non me l’aspettavo. Non ci vediamo da mesi. Ma è come se ci fossimo visti fino a ieri per quanto ci consociamo a menadito e ci sopportiamo, ormai non più di tanto. Benché in questo lasso di tempo Illo è cambiato parecchio. Dimagrito, sembra più alto, più bello, più giovane. Gli si sono imbianchiti i capelli ma non ci sta male. E i suoi occhi scuri adesso li vedo per quello che devono essere stati per anni: affascinanti. Che sommati con la sua figura alta e slanciata fanno il resto. Adesso capisco come potesse essersi rimorchiato e poi essersi fatto quella lunga storia con quella ragazza bellissima. Mi consolo pensando che deve essere dimagrito non propriamente per una questione estetica, bensì per questioni di salute. Come ti va la prostata, Illo? Tutto beneee?
«Toh! Che ci fai tu qui?»
«Quello che ci fai tu», risponde laconico, «Devo prendere l’autobus…»
Neppure il tempo di farci gli auguri di rito che passa il primo autobus. Non è il mio, e neppure il suo. Apprendo che prenderà un autobus diverso dal mio. Meno male! Per un attimo mi aveva sfiorato l’idea che anche lui si potesse recare a quella stramba festa.
Poi viene lei. Non capisco da dove sia spuntata. Non è venuta dalla strada, porca miseria, sennò me ne sarei accorto. Allora vuol dire che è venuta dalla campagna limitrofa. Non voglio sapere che cosa ha fatto finora. Sembra molto sveglia nonostante l’ora, come fosse in piedi da ore, anche se un po’ scapigliata. Ne deduco che questa notte non sia andata a dormire. E non è sola.
La gente che l’accompagna è piuttosto rumoreggiante. Si vede che sono tipi “alternativi” (ma alternativi è un complimento per loro). Nel loro abbigliamento prevale la pelle nera, oltre che gli immancabili piercing e anfibi. Lei è vestita come un pugno allo stomaco, con cose che non stanno bene tra loro. Calze rosa, trucco azzurro sugli occhi e perfino una maglia gialla. Il tutto affogato nel nero. È ovvio che voleva risultare diversa dai suoi amici (e ci è riuscita benissimo) però così è troppo. E non è detto che a esser diversi si sia sempre meglio dei conformisti, o della maggioranza, o degli alternativi.
Non ci ho scambiato mezza parola e già mi ha riservato un’infinità di sorprese. Che sono… 1 Viene dalla campagna e non dalla strada. 2 Neppure è troppo in ritardo. 3 È in compagnia di ragazzi (tutti più giovani di me e anche di lei, cosicché lei sembra la loro regina baby sitter) quando non mi aveva assolutamente accennato che sarebbe venuta con altri. 4 È vestita da far schifo e…
Si avvicina. Mi ha riconosciuto. Ma non mi dice neppure un ciao. È come se mi desse per scontato. Tira fuori da una tasca una pillolina marroncina ancora nella confezione di plastica, le dà una leccata e dice, stupendomi, rivolgendosi anche a Illo: «Ne volete una leccata?» Illo non si tira indietro, il che mi sembra folle. Neppure la conosce… Ah, ma allora la conosce, anche lui la conosce… Ipotizzo che forse tutti i tipi stronzi di questa città la possano conoscere…
Illo lecca nello stesso punto dove ha leccato lei e le dice: «Buona! Grazie! Un bel modo di iniziare la giornata!» Poi lei la volge verso me. Io passo. Ci mancherebbe che la lecchi dopo Illo; dopo lei poteva anche essere, ma dopo lui nemmeno morto. Lei serenamente torna a parlottare con i ragazzini che si è portata appresso. Mentre transita un altro autobus chiedo a Illo: «Ma anche tu la conosci?» E lui, mentre si accorge che è il suo autobus e che lo sta per perdere e dunque gli deve correre dietro, mi risponde a cazzo, come spesso fa. «Sì, anche tu la consoci?»
Poi perlomeno si toglie dalle palle venendo risucchiato nel ventre vuoto dell’autobus. Mi avvicino a lei. Mi dà le spalle come non esistessi. Non è che tutti questi segnali che comunica siano tutto questo buon segno. Anzi. Sono tutti pessimi segnali. È tutto un enorme pessimo segno.
Non sembra la tipa che ho imparato a conoscere e apprezzare. Ma cosa vuol dire davvero “conoscere” qualcuno? Forse sono i suoi amici che la spingono a comportarsi in maniera differente (ma poi mi accorgerò che non è quello il motivo). D’altronde, quei tipi, non sono per nulla pregevoli. Sono dei vandali, si vede benissimo. E sanno a malapena dire “fuck questo” e “fuck quest’altro”.
Ma che cazzo stai facendo, Sofiya? Perché non mi guardi? Perché non sei la solita ragazza che amo tanto? Che cosa è successo nelle ultime ore, da quando mi hai detto di venire? Ci hai ripensato? Se quello è il tuo target, minorenni teppisti, certo io sono fuori target. E tu chi vuoi impersonare stavolta? La maestra traviata dai suoi studentelli? Ma che cazzo ci trovi in questi baby-cavernicoli?! Dicono una cazzata e tu ridi, subito a rinfocolare quella sottospecie di pseudo-discorso fatto di sghignazzi, parolacce, gesti osceni e desiderio di rompere le cose solide… Sei davvero tu questa, Sofiya? Sarebbe troppo deludente… Neppure nei miei incubi peggiori sei mai apparsa così… Sarebbe troppo brutto, troppo…
Passa il nostro autobus e io ancora, stupidamente, nutro speranze, speranze che prima o poi, magari quando saremo alla festa, lei abbandonerà i marmocchi del Demonio, si siederà con me a un tavolinetto in disparte e mi dirà: ah, adesso sì che possiamo parlare… scusa quei tipi, ma sai, dovevo accertarmi di portarli qui. ma ora, che badino a loro stessi. adesso sono tutta per te… È questo il sogno che mi sto forzando di fare a occhi aperti per allontanarmi dalla dura realtà…
Ma sul quel dannato autobus devo guardarla in faccia, quella dura realtà. Ed è molto amara da accettare. Uno dei suoi amichetti, che sembra un punk di venti anni appena, si aggrappa alle maniglie per reggersi e comincia a sentirsi come uno scimpanzé impazzito appeso alle sue liane. Gli altri sghignazzano incitandolo implicitamente a fare il discolo. Anche lei. Un altro comincia a dare dei calci a tutti i vetri che vede. Prima a quello della porta per uscire. Poi a quelli laterali. È così violento che finirà con il romperli davvero se non la pianta subito. Già mi vedo l’autista che ferma il mezzo obbligandoci a scendere. Ma non succederà. Perché l’autista ha fiutato che sono dei balordi e ha paura. Inoltre il tizio che ama calciare smette di farlo improvvisamente così come aveva iniziato e allora si mette finalmente seduto con le braccia conserte, bello soddisfatto di sé e della sua roboante bravata.
La mia amica parla con tutti i suoi amichetti, non ne tralascia nessuno. Ma in particolare parla con una ragazza di circa venticinque anni che forse è la più grande dopo me e lei, la quale ha i capelli dipinti di fucsia, un trucco tetro turchino sopra gli occhi, e un orecchino al naso da cui essa stessa si afferra come fosse una mucca. La schizzata è molto incazzosa, è quella che è più fuori di tutti, secondo me. Cerco di non fissarla (anche se normalmente attirerebbe la mia attenzione) perché so che poi potrebbe desiderare ardentemente di asportarmi i testicoli, e tutti gli altri mentecatti le andrebbero dietro senza obiettare, e la mia amica immagino che non muoverebbe un dito per salvarmi. Perché in questo momento è una di loro e io sono tollerato solo perché suo amico. Altrimenti attaccherebbero briga con me come stanno facendo con gli altri passeggeri. Hanno preso di mira una signora anziana che appena può scende alla prima fermata disponibile mentre quello che ama i calci quasi la prende a pedate e la tipa ottusamente incazzata le sputa dietro delle parole così scurrili e gratuite che i suoi carenti genitori sarebbero da fucilare seduta stante per questo…
Sofiya ogni tanto viene a parlare anche con me. Ma non è tanto un parlare il suo: è più un pronunciare frasi brevi, senza alcun vero costrutto, giusto per aprir bocca e darle fiato. È un modo per dirmi che anche io farei parte del branco, dato che mi tratta come ognuno di loro, anche se me ne sto da parte come fossi un supervisore che ha il compito solamente di osservare e mai immischiarsi delle faccende altrui.
La cosa che davvero mi offende è che mi tratta come quegli indemoniati, dicendomi cazzate. Dove sono finiti i bei discorsi profondi che mi facevi, che facevamo assieme, Sofiya? Chi ho davanti, la tua gemella malvagia?
Poi i suoi occhi mi ingiuriano. I suoi occhi che sono l’unica vera parte di lei che in realtà si sta esprimendo in questo momento. Sono occhi a tratti perfidi, a tratti adescanti, a tratti impudici, a tratti ottenebrati. Sono occhi che a me non ha mai mostrato nelle videochiamate che abbiamo avuto. Io la conoscevo come una tipa calma e riflessiva, seppur eccessivamente depressa, invece adesso… è tutt’altro.
Mi tocca ammetterlo. È fatta. Strafatta. È fatta persa. Il suo corpo è pieno zeppo di droga. Per questo mi risulta così estranea. Sofiya è una tossica…
Mentre sono perso nei miei tristi pensieri, mi si avvicina a sorpresa uno dei suoi amici con la fidanzata, due tipi che invero finora si sono manifestati tra i meno scalmanati, e attacca bottone. Dice cose anche lui di nessuna importanza, o folli. Mi limito a rispondergli facendogli notare, tra le righe, la bestialità del suo discorso. Ma quello non capisce e, dopo che ha parlato con me, mentre la sua ragazza per tutto il tempo l’ha guardato sorridente ruttando come un lavandino prossimo all’intasamento, anche il tipo ha un gesto di violenza insensata e stacca a mani nude un seggiolino fino allora in perfetta efficienza.
Niente. Qui sono tutti matti. E la mia amica continua, come un’ape malata, a recarsi di fiore in fiore, su fiori malati nutriti dall’inquinamento, ormai avvezza a loro, ad assecondarli, inabile a distinguere quell’unico fiore ancora sano nel prato, quel fiore profumato che sarei io.
Mi chiedo dove mi stia portando. Mi chiedo che senso abbia ancora seguirla verso questa fantomatica “tenuta sterminata dove potremo parlare fin quanto vorremo”… See, come no. Parlare?! Lei?! Non ne è in grado. Non ragiona. Al massimo può ridere scompostamente per cazzate, o gettarmi quelle sue occhiata ambigue che sono tutte un programma, occhiate che comunque riserva a tutti indefessamente, maschi e femmine. E non voglio neppure sapere perché e cosa vogliano dire… Non ci voglio pensare sennò le vomito in faccia…
La mia amica è una drogata. A me aveva detto che si faceva solo le canne ma non è così. Lo devo ammettere. Una drogata senza giudizio, senza anima e chissà cos’altro. Non scorgo traccie di lei, della Sofiya che conoscevo, in questa tossica di merda che ho davanti. Forse la mia Sofiya, per come l’ho veduta io, non è mai esistita. Forse il suo vero volto dissoluto è quello che ho davanti adesso, in pieno disfacimento. Immagino le gengive che le sanguinino per via della droga. Immagino il suo battito cardiaco come un martello pneumatico e lei che ci si è assuefatta, tanto che quando non è così le manca e se lo va a ricercare. Immagino cose che non mi sarei mai immaginato, che non posso immaginare nella loro interezza, perché fa male anche solo immaginarle.
Una parte di me piange in gran segreto dentro. Una parte di me piange per lei, perché è senza speranza. Una parte di me piange per me perché mi sono fatto infinocchiare da una tossica perversa che si sarà fatta forse una grande risata pensando che mi stava inculando, stava inculando un bravo ragazzo come me che non ha mai avuto nulla a che fare né con i tossici né con la depravazione. Ma una parte di me, e questa è la cosa che fa più male in assoluto, ancora le vuole bene. Sì, anche adesso, ancora le vuole bene e pensa che se la seguo, se la prendo a sberle, se la isolo da tutto, se le metto la testa sotto l’acqua gelata, se la obbligo a stare e parlare solo con me, la potrò riportare in superficie…
Ma la mia è solo un’illusione. Stupido, idiota, idealista. Stavolta te la sei andata a cercare. In fondo lei ti aveva lanciato un mucchio di avvertimenti in tal proposito. Non erano equivocità, le sue, erano proprio negazioni. Non scorderò mai i suoi occhi senza luce di oggi, o meglio con quella luce nera che ne viene fuori. Sembra la luce di un buco nero, sembra…
L’autobus procede per il suo percorso per un tempo che a me sembra infinito e indeterminato. Il tragitto è stato un gran supplizio. Poi, a un certo punto, li vedo scendere, agli ordini di Sofiya, che di loro vuol essere la sovrana. È questo il luogo da dove inerpicarsi per raggiungere la tenuta isolata: una landa dove sembra non crescer nulla se non la gramigna. Ma Sofiya neppure si volta verso me. Forse si è dimenticata di me. Forse dà per scontato che la seguirò come tutti gli altri ritardati, perché è abituata che le cose vadano così con i suoi cagnolini idrofobi e scodinzolanti. Forse non gliene frega niente di me, tutto sommato, in questo momento, e questa è la semplicissima verità da trarre. Fattostà che decido di non muovermi. Li vedo ruzzolare e rincorrersi l’uno sull’altro sulla stradina sterrata. Che simpatici mattacchioni, pazzi, incivili, irrecuperabili, da lapidare senza ripensamenti che sono. E lei è tra loro. Lei è una di loro. Lei è il capo. Si è scelta dei reietti perché solo essi avrebbero potuto accettare il suo trono di insania.
Mi sento pesante. Ci è voluto molto coraggio per lasciarla andare nell’antro di Satana, dove non avrò più alcun potere su di lei. Mesi e mesi di conversazioni e sentimenti… buttati nel cesso in un sol istante. Ma faccio uno sforzo e non mi muovo. Rimango ancorato sull’autobus che comincia a tornare indietro. Addio, amore disperato, le dico piangendo.
Da allora non saprò più niente di lei e neppure lei mi cercherà…
Immagino i suoi occhi che passano dalla vergogna allo sdegno quando pensano a me. Immagino il suo sollievo e il suo tormento quando vaglia che non l’ho più cercata. Immagino come alla fine si dica che lo sapeva che si sarebbe conclusa così, che eravamo troppo diversi. E che forse è stato un errore nascondermi quella parte di lei che era scontato che non mi sarebbe piaciuta. Eppure, eppure… forse ne è valsa la pena? Non è questo che ti chiedi? Perché hai assaggiato anche il mio sapore, seppur appena appena sulla punta della lingua, mentre negli altri ci devi esser finita dentro con tutti i sensi e tutto il corpo.
E questo è il mio incantesimo per te, mio amore tossico. Mio amore distrutto.
Questo è il mio canto di natale per te, drogata svalvolata senza futuro.

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L’annunciatrice

Da giovane le andò male col cinema (fece tra l’altro uno o più di quei film pecorecci oggi considerati “commedia sexy”) ma ben presto venne introdotta in Televisione, da cui non si scostò per tantissimi anni. Ricordo che cominciò col botto. Co-conduceva una trasmissione molto bizzarra (ero piccolo per cui non so darvi maggiori dettagli) in cui si impampinava sempre quando si trattava di dire due parole di fila. E allora mi sembrava quasi che qualcuno l’avesse obbligata a fare quella trasmissione (solo che non poteva essere così) e pensando a quell’imbarazzo che sempre dimostrava (che forse era anche timidezza) mi chiedevo: ma perché non lascia perdere se è totalmente negata?
Di lì a poco effettivamente si spostò altrove, ma in un posto dove non mi sarei mai immaginato una come lei, che non aveva una dizione perfetta, potesse finire: a fare l’annunciatrice tv!
Così per anni me la sono dovuta sorbire prima che iniziasse un programma… Quando poi è stata cacciata via, lei non c’è stata e si è molto incazzata. Voleva rimanere là, perché ormai c’era da così tanto tempo che pensava fosse suo diritto conservarsi quella poltrona sotto il culo…
Io chiaramente ho esultato quando l’hanno cacciata via perché mi è sempre stata antipatica, dato che mi ha sempre dato l’idea di una persona falsa e raccomandata… Solo che ora, dopo alterne vicende, colpo di scena!, me la ritrovo che fa gli annunci sul traffico, che, unica rispetto a tutte le altre sue colleghe, quando c’è il collegamento video ancora si sforza di sorridere e ammiccare alla telecamera come faceva prima, con quella sua faccia che nel frattempo si è modificata e mi ricorda il pagliaccio di un film horror. Non so se si è fatta qualche plastica o ci dà giù col botox, ma a me sembra proprio che la sua faccia non sia così “naturale”.
Questa donna in passato ha avuto una relazione con uno che poi è stato condannato per faccende mafiose. E ora sta con un’influente persona del mondo del calcio…
Probabilmente questa donna non vuol rinunciare al suo ruolo pubblico, ad apparire, poiché ama essere al centro del palcoscenico, costantemente idolatrata da quelli che la guardano (che si fanno le seghe a pensarla).

 

Psycotic-mEry ♂♀

Psycotic-mEry è bella. Ma lo è davvero? Che cosa è in fondo la bellezza? Psycotic-mEry è mora, con i capelli a caschetto e la frangetta. Sembra invero bellissima, con quel nero dei suoi occhi così brillanti e urlanti. Ma delle volte sgrana l’occhio destro innaturalmente (sarà un tic quello?) e restringe il sinistro, come stesse prendendo la mira. Parallelamente digrigna i denti e dalla sua bocca stortasi appare un canino minaccioso. Chissà cosa pensa Psycotic-mEry in quel momento.
Psycotic-mEry ha le visioni. Per questo ogni tanto se ne esce alzando la voce e affermando cose che non hanno né capo né coda.
Psycotic-mEry va in giro con un laccio emostatico portato come cintura e se viene interrogata circa il suo utilizzo di solito risponde che non si sa mai, e che è sempre utile averlo con sé. Ma una volta a un signore che glielo aveva chiesto ha mostrato delle pratiche inquietanti che non si sa bene dove abbia appreso. Si è scoperta un braccio, vi ha legato il laccio, ha estratto da una tasca un rasoio e se l’è infilato nella carne, con una spietatezza sicuramente frutto della pazzia. Dunque si è prodotto un fiotto di sangue che ha sprizzato nell’aria come si trattasse di coriandoli. Poi Psycotic-mEry ha cominciato a leccarsi il sangue e ha chiesto al signore se voleva favorire. Ma il signore, spaventato a morte da quel contesto granguignolesco, ha invece chiamato il pronto soccorso e un’ambulanza se l’è portata via prima che si dissanguasse. In seguito Psycotic-mEry è stata internata in un reparto psichiatrico per qualche mese, ma poi è scappata ed è tornata fuori, come sempre.
Psycotic-mEry ciancia sempre di un grande amore: ma i suoi discorsi in merito non sono affatto chiari. Psycotic-mEry ignora o detesta le donne; mentre ha paura o si lascia irretire assai facilmente dagli uomini. Sovente uomini malvagi sono stati colti sul fatto mentre la abusavano facendole fare tutto quello che volevano, dopo averla drogata. È stata anche filmata durante quei rapporti. Per questo Psycotic-mEry è famosa e conosciuta da tutti nel quartiere. Tutti conoscono le fattezze dei suoi orifizi anche meglio dei suoi tratti facciali.
Psycotic-mEry un giorno si è scoperto che si faceva chiamare Nadine…

Nazi alla berlina

Se un rappresentante delle Forze dell’ordine manifesta in qualsiasi maniera delle simpatie naziste, egli va immediatamente rimosso dai suoi incarichi in modo permanente; deve restituire tutti i soldi che lo Stato gli ha passato nel corso degli anni; lo Stato gli deve far causa per aver infangato l’immagine dell’Arma di appartenenza e dello Stato stesso. Gli si deve impedire di accedere a lavori o ricoprire nuovamente ruoli statali-pubblici, fossero anche i più umili.
Infine secondo me andrebbe fucilato per alto tradimento, poiché l’Italia è una repubblica fondata sull’antifascismo e l’antinazismo, e aver manifestato delle simpatie naziste, per l’appunto, è un grave vilipendio sul quale non si può soprassedere.
Non scherzo.
In Italia, i nazifascisti non hanno diritto di esistere.
Partigiani sempre.

Altrove

Lei non c’è più. Lei è sparita. Da un giorno all’altro, si è come volatilizzata. Cerchi di capire cosa ha. Le chiedi spiegazioni. Ma lei glissa, minimizza. Dice che ha solo “da fare”. Ma anche se vorresti davvero crederle e magari sei così stupido da farlo all’inizio, alla fine capisci che è una scusa. Ti ha mentito. La verità è che lei non ti vuole più. Non vuole più passare il suo prezioso tempo con te, con te con cui ha condiviso così tanto. Adesso sei diventato noioso. Adesso, se le capita di pensarti, storce la bocca, le dai fastidio. Per questo si è allontanata. Adesso lei ha trovato cose nuove. Adesso cavalca libera chissà dove. Adesso chissà come si diverte con le nuove corse frenate che si fa con della gente appena conosciuta, che magari è molto peggio di te ma ha il solo grande merito di non essere te ed esserle capitata davanti al momento giusto, nel momento in cui lei cercava qualcosa di nuovo, ed era disposta anche a fare follie, quelle follie che con te non ha mai voluto fare, oppure faceva fino a una settimana prima, ma ora non ne vuol più sapere.
Si chiama “abbandono” questa sensazione abbrancante che provi al cuore, la nausea che ti sale dallo stomaco per lo schifo, l’aver compreso che in un attimo hai perso quella che credevi essere la cosa più importante della tua vita (ma evidentemente ti eri ingannato). Hai investito sulla persona sbagliata, e ora sei come uno che ha perso tutti i suoi risparmi al casinò perché qualcuno gli aveva fatto credere che stava vincendo, e invece stava perdendo, tutto, tutto. E ora non rimane più niente. Perché lei si è portata dietro anche la tua gioa, la tua anima, il tuo alito vitale. Per questo adesso ti senti vuoto, come depredato, stuprato, umiliato, buttato via come una cosa vecchia.
Hai la certezza di essere stato tradito, e neppure te l’ha voluto dire. Ti ha dato il benservito ma non ha avuto il coraggio di avvisarti. Così tu sei stato lì per mesi in attesa che tornasse da te. Ma solo adesso, col tempo che è passato, solo adesso il responso del tempo galantuomo ha parlato ed entrambi non potete più far finta che non ti abbia abbandonato. Come un vestito vecchio. Come delle scarpe che non desidera più indossare. Ti ha sostituito chissà con chi, come avesse cambiato semplicemente profumo o taglio di capelli. Stronza!
Non tornerà più da te. Mai più, mai più. E se lo farà non sarà mai più come prima perché si sarà trasformata in una sconosciuta, una strega che ti ha rubato il cuore e non te l’ha più voluto ridare indietro tenendoselo per sé pur disprezzandolo, abbandonandolo in un barattolo sotto naftalina che esilierà nello scantinato più buio e polveroso della sua tetra dimora dove solo la spietatezza impera, e tu non te n’eri mai accorto prima.
Quella donna, il centro della tua vita, che avevi amato più di ogni altra cosa, era solo un bluff. E alla fine i bluff si svelano. Ti ha lasciato. Ti ha immiserito. Ti ha portato via tutto di te e di sé. Ha violato ogni tua falsa certezza che ti aveva instillato con le sua perfide bugie d’amore.
No, amico. Adesso hai solo te su cui contare. Che in questo momento ti sembra zero, ma se sei uno che vale, in verità, è davvero molto. E forse un giorno penserai anche che sei stato fortunato a incontrarla. Che, non fosse stato per lei, non saresti mai cresciuto così tanto, non saresti mai diventato l’uomo che sei oggi. Così adesso sei lì che piangi disperato e pensi che non potrai mai smettere di soffrire. Ma io ti giuro che un giorno ti sveglierai e penserai che la parte più brutta è passata e non tornerà, non potrà mai tornare perché hai già sofferto al massimo di quanto potevi arrivare. Quel giorno non potrai che cominciare a risalire. E risalirai, risalirai, risalirai ogni giorno un po’ di più. Fino al momento in cui capirai che lei non ha più il potere di farti star male. Lei è solo una delle tante stronze che ci sono a questo mondo. A ben pensarci, neppure la più speciale. È una stronza letale, sì, ma come ce ne sono tante. E la prossima volta che incontrerai una come lei che vorrà farti cadere nella sua ragnatela, tu le dirai: no, grazie, ho smesso con le stronze. E lei ci rimarrà talmente di merda che per te quella sarà una grande soddisfazione. E allora, orgoglioso di te, ti guarderai allo specchio e ti dirai. Hai visto? Non sei morto. Anche se lei avrebbe voluto ammazzarti, sei ancora vivo e sei diventato una bella persona, nonostante lei, la stronza più importante della tua vita.

Basta che respiri

Non dimenticherò mai, quando ero ancora ragazzino, un mio pittoresco compagno di scuola. Oggi posso affermare che era una specie di maniaco sessuale, ma allora ancora non l’avevo capito.
Aveva sempre il cazzo in mano, anche a scuola durante le lezioni. E la cosa bella era che i professori non se ne accorgevano, o più probabilmente non volevano vedere. Le ragazze invece lo guardavano eccome, anche se facevano finta di rimanere scandalizzate.
Ma le capisco. Infatti a dire il vero quel soggetto aveva un cazzo non comune, enorme, che era il doppio del mio in larghezza, e ovviamente anche più lungo. Aveva una bestia nelle mutande. E qualche volta le faceva prendere aria… 😀
Comunque questo tipo, molto rispettato da tutti per via di queste sue “doti fisiche”, ci raccontava sempre delle sue incessanti avventure sessuali, che erano un vero spasso da ascoltare, perché mischiavano realtà e fantasia in egual misura. I suoi racconti erano praticamente trame di film porno in cui lui era l’indiscusso protagonista… E ci narrava certe cose turche! Rapporti tra persone di diversa età, scambi di coppia, tutte le posizioni del kamasutra… Insomma ci ficcava dentro ogni possibile perversione, compresi i rapporti omosessuali, tra non omosessuali…
Comunque, uno dei suoi concetti cardine con il quale sembrava proprio volesse indottrinarci, era quello che la fica era fica e in quanto tale andava amata, adorata, anche se apparteneva a una ragazza brutta. In quello si dimostrava estremamente paritario, altruistico e openmind. Ci diceva: “Ma se ti scopi una brutta o bella, che differenza fa? Sempre devi mettere il cazzo in una fica, e quindi una fica vale l’altra. L’importante è che godi, no?” Tecnicamente non gli si poteva dar torto.
E poi veniva fuori l’immancabile battuta che se era davvero troppo brutta gli si metteva il cuscino in faccia. E io mi immaginavo la scena di scoparmi una ragazza brutta di faccia che diventava come per magia bella se gli mettevo per l’appunto un cuscino in faccia. E mi chiedevo cosa si provasse a farsi una senza poterle guardare il viso…
😀

Eva Sora

Eva Sora mi odia. Ormai, quando entro nel suo negozio, già sa che le chiederò lo scontrino. La tal cosa le dà così fastidio che ha preso a trattarmi male sperando che così non torni più da lei.
L’ultima volta addirittura, quando le ho chiesto lo scontrino dato che non lo trovavo nella busta della spesa dove lei me l’aveva già riposto, me ne ha battuto istantaneamente un altro pur di togliermisi subito di torno… Capite a cosa è arrivata? A battermi un doppio scontrino! Tanto ne evade così tanti che ci guadagna lo stesso…
Donne riprovevoli di questo tipo mi fanno ancora più schifo di quanto io lo faccia a loro. E allora è chiaro che sarei portato a cercare di vederle il meno possibile. Fosse per me le cancellerei dalla mia esistenza.
Sennonché penso che non devo dargliela vinta. Così tornerò da lei, e magari la prossima volta sarò io a trattarla un po’ male, e non il contrario.
Così come io non posso mandarla in galera dove si meriterebbe di stare, lei non può scegliersi la clientela, perché il suo rimane un cazzo di esercizio pubblico!
Eva Sora è una gran stronza. E anche una gran troia a giudicare da come si comporta e si veste.

Autocensura

Da quando ho aperto questo blog il discorso dell’autocensura mi ossessiona…
Ho già detto che sono per la “vera parità” tra uomo e donna. E questo implicherebbe che magari, quando si tratta di inserire un’immagine in un post, possa mettere ogni tanto anche qualche uomo nudo, magari con un bel pene eretto. Non ci troverei nulla di male. Perché è giusto che se metto foto di donne svestite, faccia lo stesso con gli uomini (pur essendo io etero).
Però quando sono lì che sto per mettere in pratica questo mio intento… mi fermo sempre. Perché so che un uomo nudo viene percepito molto diversamente da una donna nuda. La donna nuda è più accettata (prevalentemente perché viviamo in una società molto maschilista che la mercifica). Un uomo nudo è per forza “porno” se ha il membro eretto! E so bene che se pubblico la foto di un pene eretto il mio blog verrà marchiato anch’esso come porno…
Tuttavia ho aperto questo blog proprio per rompere alcuni schemi mentali e culturali che giudico sbagliati… Quindi prima o poi troverò il coraggio di mettere in atto questo mio proposito…
Solo che quando lo farò inevitabilmente il mio blog verrà trattato solo come un blog porno. Inoltre ho il timore che un giorno WordPress possa chiudermelo. E poi vaglielo a spiegare alla gente perbenista come stanno le cose… Finirei per fornire dei messaggi diversi da quelli che volevo… Dunque sono ancora qui che mi interrogo, che medio tra il farlo e il non farlo.
Forse con delle immagini non troppo forti potrei abituare la gente gradualmente… Vedremo. Per ora beccatevi questa! 😉

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